claudio magris

 

  AMBASCIATORE DELLA CULTURA ITALIANA NEL MONDO 

 

Trieste 10 aprile 1939

Per scrivere

SIEDE  al tavolo DELLO STORICO CAFFE

SAN MARCO A TRIESTE 

https://youtu.be/niedUUWnzfY  -  la mia trieste -  2018

In un caffè lavoro meglio -  trovo l’essenziale per scrivere senza troppe distrazioni  e i clienti non badano a me. Il San Marco rimane la prima scelta .      lì i posti sono quasi fissi .    altrove c’è la provvisorietà del porto di mare con la gente che viene e che va .      il caffè è il luogo in cui si può stare contemporaneamente da soli e fra la gente  .

CAFFE SAN MARCO
Le maschere stanno in alto, sopra il bancone di legno nero intarsiato, che proviene dalla rinomata falegnameria Cante - rinomata almeno un tempo, ma al Caffè San Marco le insegne onorate e la fama durano un po' di più; anche quella di chi, quale unico titolo per essere ricordato, può accampare soltanto - ma non è poco - il fatto di aver passato degli anni a quei tavolini di marmo dalla gamba di ghisa, che finisce in un piedestallo poggiato su zampe di leone, e di aver detto ogni tanto la sua sulla giusta pressione della birra e sull'universo.
Il San Marco è un'arca di Noè, dove c'è posto, senza precedenze né esclusioni, per tutti, per ogni coppia che cerchi rifugio quando fuori piove forte e anche per gli spaiati. A proposito, non ho mai capito quella storia dei Diluvio, qualcuno ricorda che dicesse il signor Schönhut, "shammes" tuttofare dell'adiacente Tempio israelitico, mentre la pioggia picchiava contro i vetri e i grandi alberi del Giardino Pubblico - in fondo a via Battisti, subito a sinistra per chi esce dal Caffè - sbattevano fradici nel vento sotto un cielo di ferro. Se era per i peccati del mondo, tanto valeva farla finita una volta per tutte, perché distruggere e poi ricominciare daccapo? Mica le cose sono andate meglio, dopo; anzi, macelli e crudeltà a non finire, eppure niente più diluvi, addirittura la promessa di non estirpare la vita dalla terra.
pag 11 - microcosmi

 

per me scrivere al computer è innaturale. io uso ancora la penna. la penna segue il corso del pensiero che scorre fisicamente attraverso la mano con una sua armonia. battere sui tasti del computer invece è come pensare una parola alla volta.  per me è come parlare in inglese invece che in italiano tedesco o francese. lingue in cui il mio pensiero scorre senza pensare a quello che dirò fra poco.   

rainews24.it   

Il fatto di non usare il computer non è una civetteria - assicura -. Ma è come se dicessero a un uomo che cammina con una stampella di mettersi a correre. Purtroppo, sono totalmente inadeguato per le nuove tecnologie. E per di più ho anche una calligrafia difficile da decifrare. Così devo dettare il testo al registratore e riversarlo su delle audiocassette vecchio tipo. Per fortuna, poi, ci sono due persone che ribattono il testo in video .

ilpiccolo.gelocal.it

Scrivere è trascrivere
Anche quando inventa uno scrittore
trascrive storie e cose di cui la vita lo ha reso partecipe .
senza  certi volti - certi eventi grandi o minimi - certi personaggi - certe luci
certe ombre - certi paesaggi - certi momenti di felicità e disperazione
tante pagine non sarebbero nate

*

Bisogna sempre rispettarli e proteggerli

i libri

anche quelli che non piacciono

*

La traduzione è un’opera creativa letteraria a volte impossibile ma necessaria .  Non bisogna dimenticare che la traduzione, come ha scritto Schlegel in un suo bellissimo passo, è la prima forma di critica letteraria, tanto è vero che scopre subito i punti deboli di un testo, sia quando si traduce sia quando si viene tradotti e si discute con chi traduce .   È molto difficile imbrogliare i traduttori.    -CM
aula magna palazzo gallenga università per stranieri di perugia
quotidianoellumbria.it - 2018

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scrivere la fa stare bene?
Sì, però mi dà anche ansia.   Un libro costruisce sé stesso aprendosi la strada e questa è una fase faticosa ma bellissima.   Anche quando comincio a scrivere, magari in modo selvaggio :  è come una storia passionale .   All’opposto la fase più brutta è quando desideri di avere già scritto.    È come quando, fatte le debite proporzioni, pensi: come sarebbe bello essere piantati, viltà universale ma sopratutto maschile.
cristina taglietti - corriere.it - 2019

La Speranza è attesa
attesa di ciò che non si fa ancora vedere e che allevia l’animo proprio in quanto si attende qualcosa che verrà.     La Speranza ha un determinante potere salvifico non solo nella meta che essa propone ma soprattutto nel cammino per raggiungerla .

estratto lectio magistralis - milanesiana 28.6.2019 - CM_corriere.it - 2019

PREMIO FIL GUADALAJARA - MESSICO 2014
Ogni scrittura, anche poche righe, è sempre un testo, intessuto di piani diversi, ricco di rimandi, sotteso da una tensione tra la totalità e un frammento, il detto e il non detto
Sottolineando come essa usi diversi colori, diverse matite anche per chi non scrive a mano come lui, l'intellettuale triestino ricorda anche che
Ci sono tanti tipi di scrittura: quelle che danno voce alla tragedia ed all'orrore della vita e quelle che danno voce al suo incanto, quelle che sono ossessionate dalla verità e quelle che cercano di reinventare il mondo.

XXVIII fiera del libro di guadalajara - messico  -  alessia biasatto - ilpiccolo.gelocal.it - 2014

Su Facebook a mia insaputa - Non ci sto
«diritto alla disabilità digitale»  per non entrare nel partito invisibile ...
C’è un Partito Invisibile che vorrebbe far indossare a tutti la stessa camicia, come un tempo la camicia nera, e lo fa in modo subdolo e insidioso. Forse il meccanismo del mondo è essenzialmente un congegno escogitato per impedire alla gente di andare a spasso, così, senza meta, come i cani per le strade di Parigi nel vecchio film di Tati, Mon oncle - un cammino più dignitoso e più libero di ogni marcia.

corriere.it - 2014

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Quei 418 messaggi che non ho letto
Sono arrivati in tre giorni sul mio telefono .   Se rispondessi a tutti, mi resterebbe tempo ?  

La tecnologia sottrae spazio per vivere,   amare,  leggere :  siamo servi della gleba digitale .
corriere.it - 11.2.2018

siamo diventati  ignoranti
Google  Wikipedia e la Rete -  un eccesso di informazione che minaccia la cultura
Non è strano che la cultura possa essere indebolita da un eccesso di informazione che impedisce di selezionare e di riflettere e mette in difficoltà i tempi dell’autentica cultura, che non è cumulo di nozioni bensì capacità di critica e autocritica, passione e distanza. Cultura, diceva Lin Yutang, è amare e odiare con fondamento. È strano invece che a impoverirsi paurosamente sino al ridicolo sia l’informazione, anche la pura e semplice informazione priva di riflessione.
cm - corriere.it

per la letteratura non esiste un fuori tempo massimo
...   Non si tratta certo di scandalizzarsi, perché certamente il libro è una merce, è anche una merce.    Lo è, come lo è in fondo ogni cosa, dalle idee ai quadri e così via. Né sarebbe giusto dire che l’essere merce offende lo spirito o cose del genere. Ma le merci sono, appunto, diverse e applicare la stessa logica che funziona nel caso di una merce a un’altra che non le assomiglia affatto e che, come il libro, ha tutta una serie di significati e funzioni, non è un’offesa allo spirito ma è semplicemente uno sbaglio disastroso  ...
Quando facevo una ricerca di letteratura tedesca, ovviamente cercavo di leggere tutto ciò che su quell’autore o su quel tema era necessario o utile, con uno scrupolo che arrivava alla pedanteria. Ma quando leggo per me, rivendico il diritto alla libertà più zingaresca.
L’
arte e la letteratura appartengono certamente al loro tempo, alla loro stagione, perfino all’irraggiungibile istante della costellazione di quella settimana in cui vengono alla luce e vengono immesse nella circolazione, ma non appartengono solo a questo. Possono riaffondare, scomparire e riemergere e la vera lettura dovrebbe somigliare o dovrebbe per lo meno avere il diritto di assomigliare a una recensione ritardata, essere una lettura ritardata. Io ho letto Gli indifferenti di Moravia per la prima volta sette anni fa e non certo perché prima non volessi leggerli, ma perché la vita mi aveva portato altrove e non ne avevo avuto materialmente la possibilità. Non è una sfortuna; forse, averlo letto fuori tempo - per la letteratura non esiste un fuori tempo massimo - ha giovato al mio incontro con quel libro e alla mia comprensione di quel libro   ...
Oggi, se si sente parlare, poniamo, di mille libri, il che ne diffonde meritoriamente almeno la notizia, al
milleunesimo libro che, spesso anche semplicemente per caso, resta fuori, viene negata non solo la fama ma anche il predicato di esistenza. Ciò di cui non si parla non c’è, non esiste; stiamo vivendo una cattiva parodia della frase hegeliana secondo cui la filosofia è il proprio tempo appreso con il pensiero, frase giustissima ma che può diventare la propria caricatura.

lindiceonline.com - cm

CORRIERE DELLA SERA - PRIMA USCITA 5 MARZO 1876
Il Corriere mi ha fatto crescere, è stato una fondamentale scuola della mia vita. Una scuola di scrittura, che insegna a mettere i propri fantasmi a contatto con il mondo e a prestare più attenzione a quest’ultimo che a quelli; che insegna a scrivere su un evento che piomba addosso all’improvviso senza poter studiarlo prima di scrivere ma riflettendovi e studiandolo mentre lo si scrive in lotta con il tempo e con il numero delle battute, altra salutare ginnastica del pensiero e della fantasia. Una grande educazione linguistica, che insegna a essere comprensibili a quel lettore medio sconosciuto che è sempre il tuo interlocutore ma senza cedere alla falsa e ingannevole semplificazione, mettendosi a rischio in quel dialogo col lettore, come in ogni vero dialogo.

cm - 3 marzo 2016

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la festa al Corriere - Amici e ricordi per lo scrittore - 1967/2017
incontro in Sala Buzzati per i 50 anni di collaborazione del romanziere e germanista con il quotidiano di via Solferino. Il primo articolo venne pubblicato il 15 ottobre 1967 .

video.corriere.it -  2017

 

citta di mare - Un tema che mi tocca da tutte le parti -  il mare è una delle componenti essenziali della mia vita
Le città di mare hanno una loro peculiare letteratura. Città di mare e di un retroterra anch’esso in qualche modo illuminato dal mare; basta pensare alla venezianità di Comisso e ai suoi racconti adriatici che hanno tutto il sapore del salso e del vento. Come il mare, pure la letteratura che nasce, come Venere, dalle sue spume, è molto varia. Genova, signora del mare e dei mari, ha avuto ad esempio una grande letteratura di mare. Non solo capolavori, Montale, il grande filone ligure, un protagonista del Novecento.

claudio magris  -  palazzoducale.genova.it -  https://youtu.be/qECBPqtdIh0  -  2018

L'Italia è tutta una rotta marina, città, coste e isole dove glorie e tragedie di secoli sono indissolubili dai canti e dalle epopee che le hanno narrate.   Un portolano poetico che contiene grandi, grandissime pagine.    Il mare ci vince, dice 'Ntoni nei Malavoglia, ma come ci vince la vita.

mondadori

 

 

uomo dell'anno 2018   

per l’impegno e la carriera nel mondo della cultura  -  a palazzo parigi di milano

onorificenza conferita da Associazione Amici del Museo d’arte di Tel Aviv 

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OSPITE AL BOOKCITY DI MILANO 2018

QUISQUILIE
22 ex allievi raccontano claudio magris  con gratitudine e affetto - oltre l'aspetto ufficiale - in un VOLUME del circolo culturale menocchio - all'insaputa dello stesso professore.
dalla prEfazione DI QUISQUILIE :
Questo libro nasce senza un’occasione particolare se non il desiderio di ringraziarlo in un anno non tondO
corriere.it  - 2016

In una lingua dell’ Amazzonia
ricordata da Canetti in Massa e potere, l’andare verso il futuro è espresso con lo stesso verbo che indica il procedere all’indietro; si va al buio verso l’ignoto, mentre l’orizzonte è il paesaggio da cui ci si allontana e che dunque si perde, si allarga, diventa più vasto e lontano.
3 febbraio 2019 - la lettura - inFuturo
agenziaradicale.com

GIORNALISMO
Il giornale si tuffa nel mondo e nella sua polvere, senza rinchiudersi in una pretesa purezza da torre d’avorio, ma partecipando alla calda vita, alle sue contraddizioni, ai suoi sogni, ai suoi compromessi e alla sua incertezza. Certo, frugando nella polvere del reale ci si può sporcare le mani , ma l’unico modo perché queste siano veramente e non sterilmente pulite e aiutino a rendere più pulito il mondo è immergerle nel disordine delle cose, degli eventi e dei sentimenti per trovare, scoprire e rivelare un senso e una verità. -CM
valentino losito - antimafiaduemila.com

In un tempo di nuova barbarie la scrittura è spazio di libertà
uni verona - nov 2015

 

 

 

bio

Nato a Trieste - 10 aprile 1939 -  Saggista italiano ex professore ordinario di Letteratura Tedesca moderna e contemporanea  all'Università di Trieste   collabora al Corriere della Sera e a diversi altri quotidiani e riviste. Ha contribuito, con numerosi studi, a diffondere in Italia la conoscenza della cultura mitteleuropea e della letteratura del "mito asburgico" ed è anche autore di testi narrativi.   Tra i maggiori intellettuali del Novecento ha la capacità di comprendere e interpretare i grandi sistemi storici e sociali e letterari rendendoli accessibili anche al lettore meno esperto -   Traduttore di Ibsen -  Kleist e Schnitzler .

www.festivaletteratura.it

Claudio Magris germanista e critico è finissimo letterato di vasta cultura - laureato all'universita di torino - e uno dei più profondi saggisti contemporanei oltre che persona dotata di grande umanità e sensibilità come è testimoniato anche dai suoi interventi sul Corriere della Sera.  titolare della cattedra europea del Collège de France HA InsegnaTO alla facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Trieste città che molto ha inciso sulla formazione di Magris - ha scritto diversi libri tra i quali bisogna ricordare almeno "Microcosmi"   "Danubio"    "Un altro mare"   "Itala e oltre"   e   "Illazioni su una sciabola" .    Senatore della Repubblica dal 1994 al 1996 è socio di varie Accademie italiane e straniere  -  Officer de l'Ordre des Art et Lettres da la République Française  -   Cavaliere di Gran Croce della Repubblica Italiana.

Non si contano i premi e i riconoscimenti che gli sono stati attribuiti  -   varie anche le lauree ad honorem a Strasburgo - Copenhagen - Klagenfurt e Szeged.

messaggeroveneto.repubblica.it

Claudio Magris è nato a Trieste nel 1939. Laureatosi all’Università di Torino con una tesi pubblicata nel 1963 da Einaudi (Il mito asburgico nella letteratura austriaca moderna), ha qui insegnato Lingua e Letteratura tedesca dal 1970 al 1978 per poi trasferirsi all’Università di Trieste dopo un periodo trascorso all’Università di Friburgo. Germanista e tra i più importanti studiosi della cultura mitteleuropea, è autore di numerosi saggi tra cui si ricordano Lontano da dove. Joseph Roth e la tradizione ebraico-orientale (1971), L’altra ragione: tre saggi su Hoffmann (1978), Dietro le parole (1978), L’anello di Clarisse. Grande stile e nichilismo nella letteratura moderna (1984) e Utopia e disincanto. Storie, speranze, illusioni del moderno (1999), oltre che le sue traduzioni di Schnitzler, Ibsen, Franz Blei, Buchner, Grillparzer.

mcg - romanotizie.it - 2016

torinese di trieste
E’ a Torino che è nata l’idea della tesi di laurea che sarebbe divenuta il primo, decisivo libro della mia vita, Il mito absburgico, ed è a Torino che ho fatto i conti con la germanistica, sotto la guida di un maestro quale Leonello Vincenti, che sapeva correggere severamente senza mortificare e le cui lezioni, pacate e apparentemente semplici, permettevano agli allievi di inoltrarsi nei meandri anche tortuosi della cultura tedesca.
torino.corriere.it - cm - 3.12.2017

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viaggi nella parola http://youtu.be/2RUxCSQvcbU

video.corriere.it/trieste-miei-120-bagni-anno

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https://video.corriere.it/magris   -  2019 -   80 anni di CM

Teatro Franco Parenti  Milano - serata dedicata al compleanno dell’autore e saggista triestino. Un omaggio, organizzato da Fondazione Corriere, «Corriere della Sera» e Garzanti, durante il quale Claudio Magris ha ripercorso la sua lunga carriera e gli anni di collaborazione con il quotidiano.

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In occasione dei suoi ottant’anni, allo scrittore è dedicato il convegno   “Firenze per Claudio Magris”,    promosso dal Dipartimento di Formazione,  Lingue,  Intercultura,  Letterature e Psicologia  ...
inaugurazione festival maggio musicale   -   firenzetoday.it - 2019

 

Scrivere è trasformare

la vita  in passato

cioè invecchiare

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Il romanzo non finirà
testimonia la disarmonia del mondo
la difficoltà di inserire le storie individuali nella grande storia
2014

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L’età che avanza rende liberi
La vecchiaia è un avanzare per indietreggiare - per trovare una nuova libertà. Senza più il dovere di vincere, di sedurre.    Una sorta di licenza selvaggia che cambia la prospettiva sulle cose    ...
     

Io non so se si avanza davvero nel tempo.    Certamente, però, si avanza negli anni, verso l’uscita di scena.    Indietreggiando da tutto ciò che, fino a quel momento, non si era capito.    Si indietreggia, paradossalmente, anche per trovare una maggiore libertà di dimostrare qualcosa.     Ne è prova l’anziano che ha quella licenza selveggia in virtù della quale può prendersi libertà selvagge .
carlo baroni - corriere.it - futura.news -   salone del libro torino 2019

 

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La memoria è il fondamento di ogni identità, individuale e collettiva, che si basa sulla libera conoscenza di se stessi, anche delle proprie contraddizioni e carenze, e non sulla rimozione, che crea paura e aggressività. La memoria guarda avanti .
la memoria senza ossessione - corriere sera - 10.2.2005

 

 

ITALIA UN PAESE DA LEGGERE
Claudio Magris inaugura la sfilata di grandi ospiti italiani al parco del Retiro per la 71esima Fiera del Libro di Madrid a cui l'Italia partecipa per la prima volta come ospite d'onore. La rassegna sara' inaugurata dall'ambasciatore italiano Leonardo Visconti di Modrone e dal principe delle Asturie, Felipe di Borbone.

agi.it - 2012

Per Claudio Magris, la caratteristica e originale ''varieta'' dell'Europa ''si sente oggi minacciata ed e' essa stessa una minaccia''. ''Si sente minacciata dalla globalizzazione e dall'omologazione e reagisce percio' con il particolarismo, con una diversita' che diventa selvaggia e ringhiosa, creando una tensione pericolosa''.
agi - ts 2.6.2012

ESAMI DI MATURITA  italiano
Il libro di Magris ignoto agli studenti
   -   una delle tracce proposte per la prova scritta di italiano alla maturità era costituita da un passo tratto da L'infinito viaggiare e proponeva una riflessione sui significati e sulle ambivalenze
dell'idea di viaggio, sul fatto che oltrepassare una frontiera significa sempre scoprire il nuovo che c'è oltre, ma al tempo stesso anche conoscere meglio il vecchio che credevamo di conoscere al di qua di quella frontiera. Perché ragazzi e ragazze che, almeno secondo la valutazione corrente, di viaggiare sono appassionatamente desiderosi, si sono dichiarati, in buona parte, spiazzati, traditi, messi di fronte a una traccia impossibile? Hanno detto: chi è questo Magris? Tra gli autori del programma Magris non c'è!

giuglio galetto - bresciaoggi.it - 2013

 

 

Bobbio un grande laico

non nel senso stupido e scorretto in cui viene correntemente usata questa parola, quasi significasse l’opposto di credente o religioso. Bobbio ha insegnato che laicità non è un credo filosofico specifico, ma la capacità di distinguere... ciò che spetta alla Chiesa da ciò che spetta allo Stato, ciò che appartiene alla morale da ciò che deve essere regolato dal diritto, ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che è oggetto di fede». ..Magris, del suo maestro torinese, portava come esempio la «testimonianza appassionata e lucida - da vero laico, in un clima di intollerante faziosità abortista - della realtà della vita nascente e dei conseguenti diritti del nascituro».    

corriere.it

Laicità

significa tolleranza, dubbio rivolto anche alle proprie certezze, capacità di credere fortemente in alcuni valori sapendo che ne esistono altri, pur essi rispettabili; di non confondere il pensiero e l'autentico sentimento con la convinzione fanatica e con le viscerali reazioni emotive; di ridere e sorridere anche di ciò che si ama e si continua ad amare; di essere liberi dall'idolatria e dalla dissacrazione, entrambe servili e coatte. Il fondamentalismo intollerante può essere clericale (come lo è stato tante volte, anche con feroce violenza, nei secoli e continua talora, anche se più blandamente, ad esserlo) o faziosamente laicista, altrettanto antilaico

corriere.it - gen 2008

Il Vaticano ha problemi di divulgazione del proprio messaggio
Dicendo ‘peccaminoso’ pare sempre ci si riferisca alla sessualità, e invece il peccato è la violazione di una legge oggettiva. Tormentare i propri dipendenti, per esempio, è peccaminoso.

giovdoz - europaquotidiano.it -  salone del libro torino 2014

 

   Io penso che le frontiere vadano superate 

   ma anche mantenute assieme alla propria identità  

   Un modo corretto di viverle è sentirsi anche dall’altra parte 

 

 

CONFINI

muoiono e risorgono -  si spostano -  si cancellano e riappaiono inaspettati. Segnano l'esperienza il linguaggio lo spazio dell'abitare il corpo con la sua salute e le sue malattie la psiche con le sue scissioni e i suoi riassestamenti    la politica con la sua spesso assurda cartografia     l'io con la pluralità dei suoi frammenti e le loro faticose ricomposizioni    la società con le sue divisioni   l'economia con le sue invasioni e le sue ritirate    il pensiero con le sue mappe dell'ordine

brunomondadori.com

UTOPIA E DISINCANTO

La fine e l’inizio di millennio hanno bisogno di utopia e disincanto

Il destino di ogni uomo, e della Storia stessa, rassomiglia a quello di Mosè, che non raggiunse la Terra Promessa, ma non smise di camminare nella sua direzione. Utopia significa non arrendersi alle cose così come sono e lottare per le cose così come dovrebbero essere ... Il disincanto, che corregge l’utopia, rafforza il suo elemento fondamentale, la speranza ... che rischiara il grigiore del presente ...
tarcisio bertone - lastampa.it

 

SU NORMAN MANEA

IL DOLORE DELL'ESILIO CHE NUTRE LAS VITA

www.corriere.it/cultura/12_maggio_10/magris-dolore-esilio


Mi sento europeo ma ...
Mi sento europeo ma con l’Europa succede quello che Sant’Agostino affermava del tempo Quando non mi domandano cos’è, so cos’è. Quando me lo domandano, non lo so più.

Oggi i Paesi europei condividono gli stessi problemi e tendenze: la moneta, la disoccupazione, le mode e la cultura. In questo senso Magris non vede l’ora che «l’Europa sia uno Stato, forse uno stato federale, ma con un Parlamento vero». Ed è necessario che questo si verifichi al più presto perché l’Europa, al contrario di grandi civilità orientali o americane, mantiene «un peculiare rapporto tra l’individuo e il tutto: una società in cui l’accento è stato sempre posto sull’individuo, ma non in maniera selvaggiamente anarchica». L’Europa vive di un’eredità culturale, storica, sociale e letteraria che porta le persone ad «un egoismo progressivo, in cui l’io coinvolge anche la comunità.
giulio zucchini   -     cafebabel.com 

germanofobia stupida e fuori luogo
dobbiamo prendere esempio dal capitalismo renano molto diverso da quello anglosassone in quanto punta più sulla produzione che sulla finanza più sulla durata che sull'improvvisa e artificiosa crescita della ricchezza.

in occasione della consegna della commenda dell'ordine al merito della repubblica tedesca
lettera43.it - 2012

giustificazionismo
Magris questo savio umanissimo friulano-triestino ex senatore visto da molti come "uomo di confine che fortunatamente è al di sopra dei confini" e che probabilmente è considerato all'estero un esponente dell'amor patrio peninsulare farebbe forse meglio a togliersi la maschera per uscire una volta per sempre dalla sua melata ambiguità.    Ma se non lo fa è perché la componente italiana della sua identità pangermanica intrisa di simpatie slave e che s'innesta su un'ampia base di autocompiacimento personale resta nonostante tutto forte ... avrebbe fatto bene a ricordare le parole finali dell'elegia dedicata a una Pola svuotata dall'esodo  "  E Pola gera sola / co' case svode in pianto / la sova zente intanto / xe sénere che svola = E Pola era sola / con le case vuote in pianto / la sua gente intanto / è cenere che vola.
claudio antonelli  -  rinascita.eu

EUROPA

temo che l'Europa possa fallire

E' un incubo per me pensare a 'questo enorme potenziale' mai sufficientemente sviluppato
Vorrei un'Europa Stato, forte, vera, con vertici scelti col voto - non retorica, non trasparente.
Torino Biennale Democrazia - lectio magistralis -  ansa  - 2015

Oggi la società italiana è sempre più una pappa gelatinosa - una specie di Lumpenbourgeoisie -  di borghesia intellettualmente pezzente anche quando è benestante -  che non ha nulla a che vedere con la borghesia classica .

2015

L’Europa ha perso il suo senso di civiltà
Impressiona il fatto che si ammetta tutto e il contrario di tutto, tranne ciò che mette in discussione l'assoluto predominio dell'ordine del giorno obbligato. L'eclissi di un pensiero forte, capace di affrontare le contraddizioni del reale e la difficile ma ineludibile necessità di scegliere, di condurre quello che San Paolo chiamava "il buon combattimento". Indubbiamente la democrazia, nella forma classica in cui l'abbiamo vissuta e creduto in essa, sta estinguendosi. Il guaio è che non siamo capaci di vedere soluzioni alternative accettabili.

uciano santin - messaggeroveneto.it - 2016

 

*

In fondo siamo forse tutti -  almeno parzialmente  

- spie -  custodi di un segreto

non fosse altro che quello della nostra identità più profonda

Talmente segreta da essere ignota a noi stessi

 Il segreto invita a essere custodito ma anche a essere violato

due impulsi contraddittori e spesso ambiguamente intrecciati

...

Esiste un caso in cui la custodia del segreto si è rivelata particolarmente efficace

Parlo del segreto della Confessione

il segreto che il confessore mantiene sui peccati che gli sono stati confessati

Si tratta evidentemente di un valore considerato fondamentale nella Chiesa cattolica

instillato con talmente tanta forza nelle coscienze

da essersi mantenuto come una delle norme più rispettate

segreti e no

*

             L'urlo universale della natura  e la coscienza  perduta  del pericolo  .pdf          

*

 
http://youtu.be/FMTqnp0wmWU  - cos'è un classico
 http://youtu.be/iougEid5uuo  -  budapest

https://youtu.be/Uyqn12bW3uA  -  cm si racconta
http://video.corriere.it/claudio-magris-atene

*

La società odierna è molto attenta alle problematiche che la scienza solleva e si interroga continuamente sulle conseguenze che potrebbero derivare dall'applicazione delle conoscenze scientifiche alla realtà. Le domande dei profani anche se concettualmente errate o poste in modo sbagliato sono legittime ed è indispensabile che gli esperti forniscano risposte esaurienti e chiare .
ulisse.sissa.it

 

 

ACcade spesso di credere di parlare con se stessi o con Dio

e di parlare, invece, soltanto con i miseri e presuntuosi fantasmi delle proprie paure o dei propri idoli e di scambiare l’eco del proprio delirio per la voce della verità; in un salotto è almeno più facile accorgersi di essere fatui e banali come gli altri che stanno intorno, mentre in un soliloquio si rischia di convincersi di ascoltare una verità assoluta e divenirne il profeta e lo schiavo.
larivieraonline.com  

 

 

ABORTO - CALVINO E  MAGRIS
NELL’ABORTO CHI VIENE MASSACRATO, FISICAMENTE E MORALMENTE, È LA DONNA .  ANCHE PER UN UOMO COSCIENTE OGNI ABORTO È UNA PROVA MORALE CHE LASCIA IL SEGNO, MA CERTO QUI LA SORTE DELLA DONNA È IN TALI SPROPORZIONATE CONDIZIONI DI DISFAVORE IN CONFRONTO A QUELLA DELL’UOMO, CHE OGNI UOMO PRIMA DI PARLARE DI QUESTE COSE DEVE MORDERSI LA LINGUA TRE VOLTE. NEL MOMENTO IN CUI SI CERCA DI RENDERE MENO BARBARA UNA SITUAZIONE CHE PER LA DONNA È VERAMENTE SPAVENTOSA, UN INTELLETTUALE «IMPIEGA» LA SUA AUTORITÀ PERCHÉ LA DONNA SIA MANTENUTA IN QUESTO INFERNO.

SEI UN BELL’INCOSCIENTE, A DIR POCO, LASCIA CHE TE LO DICA.

dalla lettera di calvino in risposta all'articolo di magris 'gli sbagliati' -  corriere sera  3.2.1975
parigi 1975   -   I DUE SCRITTORI NON INTERRUPPERO IL LORO RAPPORTO INTERPERSONALE.
liberazione.it – uaar.it

 

La vita può essere compresa solo guardando indietro, anche se dev'essere vissuta guardando avanti – ossia verso qualcosa che non esiste .

cm

 

Fedeltà e infedeltà sono entrambe vita e morte, in ogni dimensione dell’esistenza; l’amore, il desiderio, il sentimento, il sesso sono per eccellenza il territorio del loro incontrarsi, scontrarsi e contraddirsi.

cm   -   corriere.it - 2019

 

 

Talora si fa fatica a rimanere contrari alla pena di morte

e oggi è difficile pensare che il posto più consono agli assassini - sicari e mandanti, egualmente immondi, di tre persone, fra cui un bambino di tre anni ucciso e bruciato al pari degli altri - non sia la forca o altra analoga soluzione acconcia. Il sangue di molti bambini uccisi - è una macchia incancellabile che sfigura la faccia del mondo.
alessia liberti - triesteallnews.it - 2014

 

WWF festeggia il 40° anno - tra i premiati claudio magris - 2006

Il gatto non fa nulla, semplicemente è, come un re .
Sta seduto, accovacciato, sdraiato .
E' persuaso, non attende niente e non dipende da nessuno, si basta .
Il suo tempo è perfetto, si allarga e si stringe come la sua pupilla, concentrico e centripeto, senza precipitare in alcun affannoso stillicidio .
La sua posizione orizzontale ha una dignità metafisica generalmente disimparata .
Ci si sdraia per riposare, dormire, fare all'amore, sempre per fare qualcosa e rialzarsi subito dopo averla fatta; il gatto sta per stare, come ci si stende davanti al mare solo per essere lì, distesi e abbandonati .
E un dio dell'ora, indifferente, irraggiungibile .
pag 240 - microcosmi

 

 

  

 

 

 

Babbo Natale falso ottimista
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Se ne avessi il potere, proibirei per legge — quale offesa alla pietas di una tradizione che per generazioni ha fatto sentire all'infanzia quanto vicini e interscambiabili siano il sacro, il favoloso e il familiare — l'immagine e il termine stesso di Babbo Natale. C'è un limite di decenza pure per la secolarizzazione. Trasformare il mistero dell'incarnazione— l'eterno che si fa storia, tempo fugace, carne fragile e peritura — o anche solo l'infantile poesia di Gesù Bambino o dell'angelo che porta i doni nella figura di un vecchio panciuto e svampito, dal viso rubizzo e giulivamente ebete, è un po' troppo.

Se proprio ci si vuole sbarazzare del Cristianesimo — del linguaggio e delle figure che esso ha dato per secoli alla rappresentazione della vita —meglio tornare allo Yule, alla nordica festa pagana del solstizio d'inverno col suo culto delle demoniche forze elementari, che Lovecraft, nei suoi racconti dell'orrore assai poco natalizi, sentiva ancor vive e minacciosamente in agguato sotto la crosta della civiltà. Non a caso, al tempo della mia infanzia, catechisti e sacerdoti della parrocchia scoraggiavano e deprecavano, sia pur blandamente, l'albero di Natale, l'abete di remota ascendenza boreale e pagana, contrapponendogli il cristiano, cattolico e italico Presepe; palme e cammelli d'Oriente e dolce terra umbro-francescana contro la neve del Settentrione. Mi sarei dunque atteso una più energica riprovazione ecclesiastica — almeno pari a quella delle zucche di Halloween — del paonazzo fantoccio da supermarket, con le sue renne fatte per tirare la slitta a Cortina e non in Lapponia.

Se Babbo Natale, con rispetto parlando, deriva da Santa Claus ovvero San Nicolò, come triestino mi sento corresponsabile del suo trionfo, visto che a Trieste San Nicolò, col suo manto rosso, porta i doni nella notte tra il 5 e il 6 dicembre, ma quel rosso del santo di Bari ha almeno una sua regalità, da re pastore e non da insegna luminosa di supermarket. Quest'ultimo, ovviamente, può essere altrettanto sacro, con buona pace dei fustigatori del consumismo nostalgici della miseria dei tempi andati. Nessun oggetto, nessuna istituzione, nessun rito sono di per sé sacri; sacro è solo il senso di amore e soprattutto di rispetto per gli uomini. Comperare un panettone a un supermarket, pensando alla tavolata con persone amate, non èmeno poetico che preparare un pasto in una capanna di pastori o in una casa contadina. Sono i simboli della vita a dire il significato che le attribuiamo.

Sotto questo profilo, il ridanciano e scampanellante Babbo Natale è un segno della crescente scristianizzazione; della perdita della memoria, del linguaggio, del senso che il Cristianesimo dà al mondo. Non è solo il vituperato consumismo, simboleggiato da Babbo Natale, che disturba. Pure in passato il pranzo e i regali natalizi obbedivano alla logica del consumo, di per sé nient'affatto disdicevole, e non è un merito se la penuria, subìta e non certo scelta, costringeva a consumi più modesti. E' quel sorriso giocondo e soddisfatto nel roseo faccione che nega il Natale. Le feste di un tempo univano il piacere — per un bambino, anche l'incanto misterioso dei doni sotto l'albero o davanti al Presepe — e la malinconia della ripetizione, che scandisce il fluire e lo svanire del tempo quanto più cerca di catturarlo e fermarlo nel rito sempre uguale. La festa—e il Natale è quella più grande—fa (soprattutto faceva) sentire che la festa della vita finisce, che l'esistenza è il precipitare della gioia e degli affetti nel buio del tempo e del nulla, così come nel grande abete, che un magico zio travestito da angelo mi allestiva nella mia infanzia, una cascata di caramelle bianche come la neve cadeva e spariva nella folta ombra dei rami e le gocce di cera delle candele accese cadevano una sull'altra e si consumavano.

Ogni anno tante gocce d'oblio, mentre la tavolata famigliare si arricchiva di nuovi venuti e ancor più si spopolava di altri che se ne andavano lasciando seggiole vuote. La festa diceva la tenerezza e anche gli acri, amari malintesi della vita di famiglia; era occasione in cui emergevano e poi si sopivano rancori antichi, acerbamente conviventi con gli affetti, che il bambino captava sgomento e poi rasserenato, imparando a capire il nesso inestricabile di amore e avversione che lega gli uomini. Protagonista e vezzeggiata, l'infanzia era anche vagamente oppressa da quella ripetizione e da quella mistura di gioia e malinconia, immortalata in tragiche e debolmente sorridenti foto di famiglia. Anche in quei Natali tradizionali si violava e negava, senza saperlo, il significato del Natale, che è preludio di Buona Novella e di liberazione e non malinconia; tempo annunciato e vissuto come pienezza, come compimento di attese e valori, e non quale stillicidio di minuti e di anni nel nulla. Ma tutto ciò era almeno riscattato dalla malinconia; l'angelo—anche quello che porta i regali—è sempre malinconico, figura del mondo caduto e imperfetto. Babbo Natale invece è sinistramente allegro; è persuaso e vuole persuadere gli altri che tutto va bene e andrà sempre meglio; che il nostro mondo, la nostra società, il nostro benessere, il nostro denaro, la nostra democrazia, il nostro teatro quotidiano siano i migliori e gli unici possibili, una crescita destinata ad accrescersi trionfalmente sempre più, una scorpacciata senza limiti garantita da pillole digestive sempre più efficaci, un progresso inarrestabile, uno stadio definitivo e un ordine immutabile, un oggi scambiato per l'eterno. Incubi di pranzi in cui l'obbligato ingozzarsi insinua nell'animo una pesantezza di morte, quintali di biglietti augurali e cassette di vini e di dolciumi che ingombrano la casa dei fortunati destinatari di omaggi con la violenza dell'invasione.

Il Natale è la nascita di un bambino, di un salvatore che sarà crocifisso e conoscerà l'estremo abbattimento del Getsemani; la gioia che esso annuncia non è una truffa, perché non nasconde il dolore, il crollo del mondo. Uno dei più grandi racconti di Natale di ogni letteratura, «Cristallo di rocca» di Stifter, dice — come ha scritto Maria Fancelli in un memorabile saggio — «che l'attraversamento del nulla è necessario ». Babbo Natale vuole invece farci dimenticare che siamo sull'orlo di un vulcano, il quale potrebbe eruttare fuoco distruttore da un momento all'altro; che le tensioni del mondo si vanno facendo insopportabili e incontrollabili; che davanti al Presepe premono, per entrare in quella capanna che è il cuore del mondo, più persone di quante essa possa accogliere. Babbo Erode non si turba per le stragi di innocenti. Il fasullo scampanellìo della sua slitta cerca di sopraffare il coro degli angeli che annunciano gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà. Cerca di coprirlo perché, se lo si sente, si rimane sbigottiti dalla smentita che quell'annuncio riceve sulla Terra, dove la pace è quasi sempre negata agli uomini di buona volontà e semmai concessa ai farabutti. Quel canto da sempre smentito va invece sempre ascoltato e seguito, per continuare a credervi contro ogni evidenza, a sperare contro ogni vittoriosa negazione, con quell'autentica speranza che passa sotto le forche caudine della disperazione e rifiuta le stampelle del tronfio e menzognero ottimismo.
24 dicembre 2007

corriere.it

 

 

 

 

 

la letteratura è un continuo viaggio fra la scrittura diurna

in cui un autore si batte per i propri valori e i propri dèi

e quella notturna in cui uno scrittore ascolta e ripete ciò che dicono i suoi demoni

i sosia che abitano nel fondo del suo cuore

anche quando dicono cose che smentiscono i suoi valori
il cuore freddo degli scrittori - corriere della sera 21 ottobre 2007

 

 

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10 APRILE - AUGURI !


 

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